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A causa di difficoltà logistiche spiace comunicare che le produzioni de ‘La Passione di Gesù Cristo’ di Ferdando Paër e di ‘Metropolis’ di Fritz Lang, calendarizzate come di consueto su un doppio turno, saranno proposte in un’unica data:
OPV dir. S. Balestracci, Paër, ‘La Passione di Gesù Cristo’
Auditorium Pollini lunedì 18 aprile 2011 (ex turno A) ore 20.15
OPV dir. H. Imig, F. Lang/G. Huppertz, ‘Metropolis’
Cinema MPX venerdì 29 aprile 2011 (ex turno B) ore 20.15
Biglietti
- INTERO € 20
- RIDOTTO UNDER 35 € 20
I biglietti sono in vendita online su WEBtic e dal 15 marzo anche presso Gabbia Dischi (via Dante 8, Padova). Si precisa che i posti non sono numerati: la scelta del posto nella pianta risponde esclusivamente ad una esigenza di carattere tecnico e non è in alcun modo vincolante.
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- Concerto di Primavera
Tre giornate nazionali per la cultura e lo spettacolo
Federculture, AGIS, ANCI, UPI, hanno indetto per il 26, 27 e 28 marzo 2011 tre giornate nazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica e i rappresentanti politici e istituzionali sullo stato attuale della crisi della cultura italiana e sui possibili interventi per uscire dallemergenza.
Per approfondire le tematiche e il programma della manifestazione è possibile scaricare il comunicato in allegato.
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- Concerto di Primavera
In occasione del concerto serale dell11 febbraio lOPV propone un incontro con Gastón Fournier-Facio, Musicologo e Coordinatore Artistico del Teatro alla Scala, che terrà una conferenza multimediale su Das Lied von der Erde di Gustav Mahler e presenterà il libro Gustav Mahler. Il mio tempo verrà (Il Saggiatore, 2010). L’appuntamento è alle 18 all’Auditorium Pollini (via C. Cassan 17).
Pubblicato in occasione del 150 anniversario della nascita del compositore, Gustav Mahler. Il mio tempo verrà raccoglie scritti di autori provenienti dai più diversi ambiti culturali, in un arco di tempo che si estende per oltre un secolo. Grazie alle parole, tra gli altri, di Stefan Zweig, Bruno Walter, Theodor W. Adorno, Leonard Bernstein, Claudio Abbado, Daniel Barenboim, il lettore è accompagnato allascolto della musica mahleriana.
Gastón Fournier-Facio è nato in Costa Rica dove ha ottenuto un Master in Storia presso la locale università, ha proseguito gli studi musicali in Inghilterra, presso la University of Sussex, dove ha conseguito un Master in Musicologia. E stato Coordinatore Artistico presso prestigiose istituzioni lirico-sinfoniche italiane (Biennale di Venezia, Maggio Musicale Fiorentino, Accademia Nazionale di Santa Cecilia). Si è specializzato nella cultura Viennese a cavallo fra 800 e 900 e in particolare nella vita e nellopera di Gustav Mahler. E il curatore del libro di Daniel Barenboim e Patrice Chéreau Dialoghi su Musica e Teatro. Tristano e Isotta (Feltrinelli, 2008).
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- Concerto di Primavera
Tali sono i requisiti tecnici e le proporzioni sinfoniche del Concerto per violino di Brahms che pochi violinisti sceglierebbero di dirigere loro stessi il capolavoro. Non così Thomas Zehetmair. Comè stato dimostrato nella sua trionfante esecuzione ai Proms nel luglio 2006, lidea è tutto fuorché una trovata pubblicitaria, perché in questa registrazione finemente equilibrata Zehetmair evidenzia il forte rapporto del Concerto con la musica da camera di Brahms: linterpretazione raggiunge un livello di intimità tra solista e orchestra che quasi non ha eguale. Il tutti dapertura fissa il tono per lintero lavoro. Osservando lindicazione allegro non troppo di Brahms, il tempo è veloce e scorrevole, eppure riesce a cogliere molta più finezza, espressività e una più ampia gamma dinamica dellapproccio analogamente risoluto, ma piuttosto arido di Harnoncourt e lOrchestra del Concertgebouw che accompagna Gidon Kremer su Warner Classics. Questa intensità è più che confermata quando Zehetmair si getta nella mischia con il suo primo ingresso del violino, con la Northern Sinfonia che risponde in modo assolutamente straordinario ai suoi passaggi contrastanti di vigorosa energia dinamica e tenero lirismo.
NellAdagio che segue Zehetmair stabilisce un tempo magnificamente fluido che concede alle frasi spazio sufficiente per respirare, e comunque conserva un autentico senso di dialogo creativo tra il violino e i fiati soli. Il Finale è prevedibilmente esuberante, con i ritmi puntati del secondo tema magnificamente evidenziati.
Contrariamente alla sua precedente registrazione del capolavoro, con la Cleveland Orchestra sotto la direzione di Christoph von Dohnányi (su Apex), Zehetmair sostituisce la consueta cadenza di Joachim alla fine del primo movimento con una di sua composizione. In certi ambienti questa decisione farà alzare senza dubbio le ciglia, ma appare completamente giustificata sulla base della spontaneità con cui il violinista presenta lo sviluppo abilmente elaborato del materiale tematico di Brahms.
Labbinamento della Quarta Sinfonia di Schumann qui eseguita nella sua versione originale del 1841 è ugualmente interessante. Dopo la recente lettura di Thomas Dausgaard, nella sua straordinaria registrazione su BIS con lOrchestra da Camera Svedese, Zehetmair conferma con forza che lesecuzione della sinfonia con un organico strumentale ridotto porta ad una assi maggiore chiarezza di tessitura. Fatto più importante, né Dausgaard né Zehetmair raggiungono questa chiarezza a scapito di un alto livello di emozione viscerale, specialmente nei movimenti esterni. Forse Dausgaard lavora alle volte troppo duramente per cavare la massima attività febbrile da ciascuna battuta, mentre con Zehetmair ci sono alcune idiosincrasie interpretative, come il rallentamento prima della ripresa del materiale dello Scherzo, che sembra un po impacciato. Ma dovendo scegliere tra due esecuzioni ugualmente straordinarie, direi che la versione di Zehetmair è in vantaggio nel mantenere più a lungo termine il controllo strutturale e nel proiettare al massimo lirresistibile forza dinamica della logica sinfonica di Schumann.
BBC Music, luglio 2007 DISCO DEL MESE
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- Concerto di Primavera
Non sembra il tipo che si accontenta facilmente. Thomas Zehetmair: dopo anni di violinismo ad altissimi livelli, dopo una discografia invidiabile e ricca di premi, dopo aver fondato un quartetto riconosciuto come uno dei più interessanti nel panorama internazionale, dopo aver tenuto a battesimo composizioni scritte appositamente per lui, dopo unattività editoriale cresciuta costantemente, una laurea ad honorem consegnata dallAccademia Musicale di Weimar, il violinista di Salisburgo si è cimentato in unimpresa più unica che rara: dirigere e allo stesso tempo suonare la parte solista del Concerto op.77 di Brahms. Daccordo, di direttori-strumentisti è pieno il circondario, ma la pagina brahmsiana, in termini di interplay tra i due elementi, non è proprio un concerto di Vivaldi o, perdonateci, di Mozart. Ci vuole un partner con cui intendersi a menadito. E Zehetmair questo partner sembra averlo trovato nella Northen Sinfonia. Il risultato giudicatelo voi, visto che è uscito un CD della Avie in cui sono documentati gli esiti di questi concerti (a Brahms è stata affiancata la Quarta di Schumann: qui Zehetmair si è però limitato a dirigere )
Cosa lha spinta a suonare e dirigere contemporaneamente composizioni come il Concerto op. 77 di Brahms? Mancanza di fiducia nei direttori? Ovviamente sto scherzando, ma in ogni caso possiamo parlare di una sfida?
Beh, non cè nessuna sfiducia o nessun tipo di sfida per come possiamo intenderlo nel senso comune del termine: il principale obiettivo è quello di avere una diretta e quindi più immediata comunicazione tra il solista e lorchestra, senza nessun traduttore aggiunto!
Quali sono le difficoltà e quali sono invece le facilitazioni nellavere un doppio ruolo in un brano così complesso e ricco?
Richiede moltissima energia e però, con i partners giusti, consente molta più libertà.
Ho trovato la sua interpretazione del concerto, nonostante lindubbia vivacità profusa, piuttosto intima, con una qualità che potrei definire, forse un po forzatamente, cameristica. Sono in errore? E se no, ha cercato questa morbidezza di toni generali?
Nel concerto di Brahms troviamo una notevole quantità di dinamiche piuttosto leggere e in molti punti il dialogo tra violino e orchestra assume toni delicati, lievi. Certamente anche laspetto sinfonico è importante e ci sono comunque contrasti piuttosto marcati. Ma una grande opera in genere possiede sempre più aspetti su cui lavorare, e dà la possibilità di esaltarne luno piuttosto che laltro.
Per quale motivo ha scelto di incidere la prima versione quella del 1841 della Sinfonia n. 4 di Schumann?
Amo entrambe le versioni. La seconda, dei primissimi anni Cinquanta, è una magistrale trascrizione e revisione dello stesso autore pensata secondo il proprio stile compositivo dellepoca. La prima versione è, per mio conto, uno scintillante capolavoro pieno di fantasia e freschezza.
Come le accadde di considerare lidea di poter fare il direttore dorchestra? Considera il dirigere una normale prosecuzione della sua attività di strumentista?
Ormai dirigo da più di dieci anni e questattività è diventata una parte molto importante del mio fare musica. Suppongo sia la curiosità che mi abbia spinto a provare e lavorare sempre di più in tal senso, ma, dopotutto, non vedo una stretta separazione tra il dirigere, il suonare in un quartetto o esibirsi in qualità di solista. Bisogna solo pianificare con attenzione le energie.
Può parlarci del suo rapporto con la Northern Sinfonia? Comè nato e su quali basi si sta sviluppando?
Nella Primavera del 2001 lavorai ad un progetto con loro e la cosa riuscì a meraviglia. Fu emozionante. Un anno più tardi divenni direttore musicale dellorchestra, prendendo parte ad eccitanti progetti uno dopo laltro: lapertura della nuova sala da concerto [lo splendido complesso The Sage Gateshead, opera dellarchitetto Norman Foster, ndr] con la Creazione di Haydn, un ciclo delle sinfonie di Schumann, due produzioni operistiche Don Giovanni e Così fan tutte concerti e tournées. È unorchestra fantastica, dinamica, duttile, la migliore che si possa desiderare.
Al momento preferisce suonare il violino o dirigere?
Beh, come le dicevo prima, per me ora si tratta di due facce di una stessa medaglia, una cosa è fonte di ispirazione per laltra.
Cosa le piace del Concerto di Stravinskij, una pagina che purtroppo non si ascolta molto frequentemente?
Tutto, lo trovo un lavoro straordinario, ben bilanciato e con una scrittura efficace, colmo di brio e di virtuosismo scintillante: è certamente uno dei capolavori del ventesimo secolo, accanto ai concerti per violino di Berg, Schönberg, Bartók e Holliger.
E invece cosa la affascina maggiormente della musica di Sibelius?
Sibelius è lanello di congiunzione tra Romanticismo e musica moderna. La sua scrittura orchestrale, assai personale e talvolta molto scura, intensa, riesce ad essere piuttosto coinvolgente e talvolta a toccare profondamente le corde emotive dellascoltatore.
Intervista di Ennio Speranza, da Falstaff, Agosto 2008
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Vicenda tribolata quella del primo concerto del 2011 di Tempo d’orchestra, al teatro Sociale, ma terminata, come si suol dire, in gloria, con un aperto e meritato successo. Il concerto era quello dell’Orchestra di Padova e del Veneto, buona compagine già più volte ospite, in passato, della rassegna mantovana, prevista con la guida di Franklin ed il solista Cominati, ma soggetta dapprima alla sostituzione del direttore, divenuto il tedesco Philipp von Steinaecker, e poi anche a quella del ruolo del pianista, assegnato infine ad un altro italiano, Davide Cabassi, milanese, 35 anni, una carriera che ha ancora margini di espansione, con all’attivo un accesso alla finale del prestigioso Concorso americano van Cliburn nel 2005. Nonostante ciò non ne ha risentito più di tanto il programma che, sì ha perso le ‘Notti nei giardini di Spagna’ di Manuel de Falla, ma ha guadagnato la Suite orchestrale da ‘Carmen’ di Bizet, accattivante surrogato dell’opera. Il che ha mantenuto quasi intatto il filo originale che sottendeva l’impaginazione, con Francia e Spagna a tessere un disegno di reciproche influenze: un de Falla che si abbevera alle affilate sensibilità parigine (vi visse ben sette anni, a partire dal 1907) per dar vita poi al giocoso balletto ‘Il cappello a tre punte’, disseminato di spunti coloristici originali e moderni; ed un parigino di nascita come Bizet che, qualche decennio prima, va alla ricerca dell’esotico nella Spagna sanguigna dei gitani e delle corride, per ricrearne un quadro dalla suggestione magica, percorso da motivi, ritmi e atmosfere dal potere ipnotico. A lato (à coté, dovrebbe dirsi) il Ravel – ma guarda che coincidenza: era basco e dunque allungava lo sguardo sulla penisola iberica – di due opere davvero magistrali come il Concerto in sol per pianoforte e orchestra e ‘Ma mère l’Oye’, in qualche maniera il giorno e la notte di un compositore che sapeva reinventare la propria cifra caratteristica in un’orgia di dettagli, annodando citazione e favolosa creatività con superbo sapere.
Insomma, un programma magnifico e ben congegnato per il quale, a maggior felicità d’ascolto, si sono aggiunte le valenti prove di tutti gli interpreti: efficace e disciplinata l’orchestra, meglio di altre passate occasioni (e non è sfuggito che al leggio di spalla sedesse il nostro Paolo Ghidoni, cui spettava un compito notevolmente esposto e ben risolto); di spicco l’intervento di Cabassi, che del Concerto ha dato un’impronta estremamente contrastata, sia sul piano espressivo che su quello analitico, illuminando a giorno gli opposti con il vigore di una tecnica solidissima e ben calibrata nei propositi timbrici; ed infine notevolmente lavorata fino agli spunti più minuti, la guida di Philipp von Steinaecker, ricca di un senso profondo e ricercato come di un’emozione intelligente (anche se talora i tempi indulgevano ad una lentezza a rischio di sfilacciamento) e viva. Bella serata, molti applausi e due bis.
Gazzetta di Mantova, 20 gennaio 2011
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In occasione del concerto del 13 gennaio lOPV in collaborazione con la Feltrinelli propone un incontro straordinario con il Prof. Enzo Restagno, musicologo e direttore artistico del Festival MiTo Settembre Musica, che sarà a Padova per presentare il proprio libro Ravel e l’anima delle cose e introdurre all’ascolto del Concerto in sol di Maurice Ravel, in programma nel concerto serale (ore 20.15). L’appuntamento è alle 18 all’Auditorium Pollini (via C. Cassan 17).
La musica di Ravel è una delle massime espressioni di eleganza nell’arte dei suoni. La gentilezza e il portamento fanno di lui un perfetto dandy, ma la leggerezza ironica dei suoi atteggiamenti e della sua opera hanno sempre allontanato dalla sua figura ogni sospetto di fatica creativa e complessità interiore. Freddo cultore della perfezione secondo i detrattori, compositore di magnifica invenzione musicale per gli estimatori, Ravel nasconde in sé qualità che solo la musica, estranea a questo conflitto di opinioni, riesce a svelare. Assillato dal desiderio di dare voce all'”anima delle cose”, si inoltra con perfetta congenialità in un orizzonte che soltanto uno scrittore come Proust è stato in grado di allargare. Ed è quell’orizzonte che Enzo Restagno svela, grazie a uno studio durato più di vent’anni.
Ravel e l’anima delle cose (ed. Il Saggiatore, 2009)
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Grande successo di pubblico e critica per il concerto del 16 dicembre alla basilica San Felice di Vicenza. «Impeccabile l’interpretazione proposta da Giovanni Battista Rigon -scrive Cesare Galla su ‘Il Giornale di Vicenza ‘- con tre solisti di canto notevolissimi come il soprano Gemma Bertagnolli, il mezzosoprano Laura Polverelli e il basso Lorenzo Regazzo, e un coro equilibrato e preciso come La Stagione Armonica di Sergio Balestracci».
Un Messia più melodrammatico e meno corale, in una versione quasi ‘cameristica’ quello presentato dall’OPV che ha scelto per l’occasione una particolare versione italiana nata per un’esecuzione a Firenze nel 1770. «Applausi cordialissimi del pubblico» sottoliena Galla «affascinato da un belcantismo fatto di agilità, ma anche di espressione».
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In occasione del debutto di Ronald Brautigam allAuditorium Pollini di Padova con lOrchestra di Padova e del Veneto abbiamo avuto un breve colloquio col Maestro, immediatamente prima del concerto.
Il Concerto Hob. XVIII/4, di Haydn, il “Konzertstück” op. 79 di Weber e il K. 491 di Mozart: a cosa si deve il particolare programma che ha scelto per questo concerto?
Il programma è stato concordato con il direttore artistico, Filippo Juvarra. Inizialmente, a dir la verità, avevo proposto Beethoven, ma lOrchestra aveva già affrontato recentemente lautore. Così alla fine ci siamo trovati daccordo su Haydn, Mozart e Weber. Quello di Weber in particolare è un brano notevole, eppure poco eseguito.
Sembra comunque un programma ben in linea con quelli che sono i suoi trascorsi artistici.
Sì, ed inoltre devo dire di essere stato molto contento di prepararlo con unorchestra i cui fiati hanno unampia esperienza nellesecuzione su strumenti depoca. Mi sono sentito veramente a mio agio, ed ho potuto dunque permettermi di studiare un suono orchestrale che ricordasse quello di un ensemble di strumenti antichi, più leggero, in un certo senso.
Quindi, in veste di direttore, ha basato la sua lettura sulla ricerca di questo suono?
Sì, anche se naturalmente in Haydn il compito è stato facilitato: lorchestra è ridotta ai soli archi, e dunque il tipo di sonorità che avevo in mente era più facile da afferrare. Lintervento dei fiati negli altri brani è invece stato controllato con attenzione, ed i musicisti hanno reso molto bene le mie intenzioni, anche se abbiamo lavorato con strumenti moderni.
Il pianoforte, questa sera, è uno strumento moderno
Sì, ho avuto esperienze passate di concerti con orchestra in cui ho utilizzato il fortepiano. Tuttavia, il fortepiano pone problemi seri dal punto di vista del rapporto con lorchestra. Il suono dello strumento è più debole, naturalmente. Per questa interpretazione, visto il lavoro che ho fatto con i fiati, cercherò tuttavia di realizzare con il pianoforte moderno delle sonorità appropriate.
Dunque il bilancio finale del suo lavoro con lOrchestra di Padova e del Veneto è positivo?
Assolutamente sì, anche perché poi vi ho trovato dei musicisti che oltre ad avere profonda dedizione sono anche molto comprensivi. Io sono un pianista, non un direttore, e dunque talvolta mi è capitato di non essere del tutto chiaro nei miei attacchi. Ma i membri dellorchestra hanno saputo comprendere, ed eventualmente correggere, le mie indicazioni.
Nel suo lavoro di studio filologico sullepoca classica ha avuto modo anche di affrontare la ricostruzione di partiture: il recente disco uscito per BIS con il Concerto per pianoforte e orchestra WoO 4 di Beethoven ne è la migliore testimonianza. In che rapporto sta il lavoro filologico sulle fonti con la ricerca riguardante lesecuzione e il suono dello strumento depoca?
Lo strumento è decisamente importante in questa ricerca, me esso non ne è il compimento. È solo una macchina che aiuta ad avvicinarsi al pensiero di un compositore. Sarebbe meglio anzi riuscire a dimenticarsi dello strumento, e concentrarsi sulla sonorità che si è andata ricostruendo nella propria mente. In questo modo, non sarebbe così importante eseguire su un fortepiano o su un pianoforte. Sono piuttosto flessibile, a questo proposito. Limportante è ricordarsi che, di base, la sonorità dellepoca classica tendeva ad essere anche nelle composizioni con orchestra più intima, quasi cameristica.
Come si sposa questo tipo di approccio con le moderne necessità della sala di registrazione?
In effetti, le registrazioni pongono delle questioni non secondarie. È il tecnico del suono che comunque si fa carico di cogliere nella maniera migliore il bilanciamento fra pianoforte e orchestra, a volte anche cambiando quella che sarebbe la normale disposizione degli strumenti. Ad esempio, per il SACD BIS che uscirà in dicembre, con i concerti 9 e 12 di Mozart, si è deciso di disporre il pianoforte in modo tale da farmi dare le spalle allorchestra, cosa che sarebbe impensabile in un concerto con il pubblico. Il fatto che si stia effettuando una registrazione non deve però far si che ci si ponga in maniera differente rispetto allinterpretazione. Personalmente, per ogni take io e i musicisti che collaborano con me cerchiamo sempre il miglior risultato possibile, non permettendoci di pensare se ci sarà un errore potremo cominciare da capo.
È coinvolto in qualche maniera nella post-produzione delle sue registrazioni?
Mi piacerebbe essere coinvolto, ma ho molti altri impegni, ed inoltre ho sempre lavorato con il medesimo produttore: so come lavora ed ho completa fiducia in lui. Inoltre, ritengo che sia un bene affidare a terzi questo tipo di incarico. Credo che io sarei troppo coinvolto, conoscendo bene le mie interpretazioni, e non sarei in grado di lavorare con obiettività. Mi concentrerei su dettagli che solo io sarei in grado di percepire.
Per quanto riguarda la definizione dei progetti discografici, invece, qual è il suo ruolo?
Ho avuto sempre un buon rapporto con le case discografiche, e dunque ho goduto di una certa libertà nel decidere che iniziative intraprendere. Mi viene in mente il caso delle mie registrazioni delle sonate di Mozart, e delle sue altre opere per pianoforte. Terminate quelle, mi è sembrato naturale proporre unintegrale dei concerti per pianoforte ed orchestra, che infatti sto portando avanti in questo periodo. Mi piace lidea di registrare qualcosa di simile ad una biblioteca dei lavori di un compositore, a beneficio di quelle persone che, ad esempio, non hanno mai ascoltato una certa piccola bagatella di Beethoven che nessuno suona in concerto. Credo sia giusto, quando si affronta un autore, essere quanto più possibile completi.
Dunque in questo periodo sta lavorando su Mozart. Che cosa registrerà, prossimamente?
Sempre con la Kölner Akademie, diretta da Michael Alexander Willens, registrerò in dicembre i concerti K. 491 e K. 503.
È evidente una sua particolare predisposizione allo studio del classicismo. Come lo spiega?
Non saprei: forse una questione di carattere, forse sono una persona classica Apprezzo la chiarezza delle composizioni classiche e al tempo stesso la possibilità di rompere gli equilibri allinterno delle strutture, come capita in certe sonate di Beethoven. E poi, a questo proposito, trovo la forma sonata eccezionalmente congeniale alla mia maniera dintendere la musica. Credo sia la maniera migliore di scrivere. Se fossi stato un compositore, avrei voluto creare musica fatta secondo tale struttura.
E per quale motivo, invece, non si è ancora avvicinato allinterpretazione di Bach?
Bach è in realtà uno dei miei autori di riferimento, ma non posso che concepirlo suonato al clavicembalo, ed io non sono un clavicembalista. Col pianoforte, ma anche col fortepiano, alla musica si aggiungono dinamiche di cui non vi è bisogno. E queste dinamiche, a mio avviso, talvolta interferiscono con la struttura stessa della musica. Inoltre, personalmente ritengo che le migliori composizioni di Bach non siano quelle per tastiera, bensì quelle vocali, come la cantate o gli oratori. È in lavori come quelli che mi sembra di cogliere la vera essenza di questo artista.
Lei è stato anche professore allUniversità di Bristol, a partire dal 2009. Che tipo di lezioni ha tenuto?
Il mio incarico è durato circa un anno, e si è svolto nellambito del dipartimento di Musicologia. Ho tenuto degli interventi riguardanti certi aspetti filologici dellinterpretazione, quali il fraseggio in Mozart ed il rapporto tra lesecuzione al fortepiano e quella al pianoforte. È stata unesperienza molto positiva, anche perché mi ha personalmente indotto a riflettere con maggiore attenzione su alcuni problemi pratici che stavo affrontando in quel periodo, proprio a riguardo del mio approccio a Mozart. Abbiamo discusso anche di Haydn, ad esempio a proposito della realizzazione delle legature nella sua scrittura pianistica. Si tratta di piccoli problemi che nello studio privato a volte non sono razionalizzati, ma vengono semplicemente risolti nellesecuzione, senza riflettere magari sul perché di certe soluzioni. Tramite linsegnamento, invece, ho trovato occasioni preziose per far chiarezza su alcune mie scelte. Se ne avessi il tempo, mi piacerebbe scrivere un articolo su quanto ho elaborato insegnando a Bristol. Forse, chissà, anche un libro.
Marco Bellano
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- Concerto di Primavera
La storica rivista di musica classica degli Stati Uniti Musicalamerica segnala tra i quindici eventi italiani imperdibili dellultimo trimestre 2010 i concerti che lOPV diretta da Giovanni Battista Rigon terrà il 15 dicembre al Duomo di Feltre (BL) e il 16 dicembre alla Basilica San Felice di Vicenza nellambito dei concerti promossi dalla Fondazione Cariverona. In programma il Messiah di Georg Friedrich Händel nel suo riadattamento italiano per la versione fiorentina del 1770. Prestigioso il cast vocale, con il soprano Gemma Bertagnolli, il mezzosoprano Laura Polverelli e il basso Lorenzo Regazzo. Il coro della Stagione Armonica sarà preparato dal maestro Sergio Balestracci. Come conclude Carlo Vitali nel suo articolo: «A peculiar tribute to the spirit of Christmas, not to be missed».
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