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Messiah: un capolavoro per il Natale al Santo

04 Dic 2009

Provincia di Padova, Vodafone e Orchestra di Padova e del Veneto insieme per la tredicesima edizione del concerto natalizio alla Basilica di sant’Antonio, dedicata al capolavoro di Georg Friedrich Haendel: il “Messiah”. Il maestro Reinhard Goebel guiderà insieme all’OPV il coro La Stagione Armonica e un quartetto vocale di specialisti del repertorio haendeliano.

Meta irrinunciabile per gli oltre quattro milioni di turisti e pellegrini che ogni anno visitano Padova e simbolo stesso della città, la Basilica di sant’Antonio è da 13 anni la prestigiosa cornice del concerto di Natale che la Provincia di Padova e Vodafone insieme all’Orchestra di Padova e del Veneto offrono alla città: un appuntamento all’insegna della grande musica che negli anni si è confermato come momento di incontro e scambio di auguri in vista delle vicine festività natalizie.

L’Arca del Santo, capolavoro riportato a nuovo splendore dopo il lungo e accurato restauro, farà quest’anno da contraltare a un altro capolavoro: il “MESSIAH” (1741) di GEORG FRIEDRICH HAENDEL, oratorio per soli, coro e orchestra su testo di Charles Jennens, partitura amatissima dal pubblico che contiene alcune tra le pagine corali più famosi del compositore, su tutte il celebre “Hallelujah”. Un appuntamento con il quale l’Orchestra chiude le celebrazioni per il 250° anniversario dalla morte (1759) di Haendel, inaugurate proprio con il concerto di Natale del 2008.

Haendel scrisse la musica con sorprendente velocità: iniziò il 22 agosto 1741 terminando la prima parte il 28 agosto, la seconda il 6 settembre e la terza il 12 settembre. Con la strumentazione la partitura fu completata il 14 settembre – quindi dopo 24 giorni. Nel novembre del 1741 Haendel si recò a Dublino, dove la prima esecuzione dell’Oratorio, il 13 aprile del 1742, fu annunciata come concerto di beneficenza per diverse organizzazioni caritative. Dopo altre rappresentazioni del Messiah, Haendel lasciò Dublino in agosto e tornò a Londra. Nella capitale l’oratorio venne annunciato come “A New Sacred Oratorio“ per la rappresentazione del 19 marzo 1743 nella Covent Garden Theatre senza il titolo “Messiah”. Questa prassi venne mantenuta anche nel 1745 e nel 1749. Solo nel 1750 incominciò una tradizione d’esecuzione annuale in cui Haendel concludeva la sua stagione di oratori nella quaresima con una rappresentazione del Messiah ed una dopo la Pasqua nella cappella del Foundling Hospital, il cui ricavato andava ai bambini trovatelli. Haendel stesso diresse il Messiah in molte occasioni, modificandolo spesso per adattarlo alle più correnti esigenze. Conseguentemente nessuna versione può essere considerata autentica, e tante modifiche e arrangiamenti si sono aggiunti nei secoli seguenti, dei quali il più famoso è quello di Wolfgang Amadeus Mozart.

Insieme all’ORCHESTRA DI PADOVA E DEL VENETO il soprano DEBORAH YORK, il contralto URSULA EITTINGER, il tenore KIM SCHRADER e il baritono YOO-CHANG NAH. Attesissimo sarà invece il ritorno sul podio di REINHARD GOEBEL, intelligente e raffinato interprete del repertorio barocco internazionalmente noto per la sua attività alla testa del gruppo “Musica Antiqua Köln” da lui stesso fondato, e già applaudito protagonista del concerto di Natale dello scorso anno.
Le monumentali pagine corali del Messiah saranno affrontate dal coro de LA STAGIONE ARMONICA preparato dal maestro SERGIO BALESTRACCI. Già partner vocale stabile dell’OPV, La Stagione Armonica conclude oggi (a Piacenza e a Udine il 4 e 5 dicembre) un tour internazionale inaugurato al Festival di Saliburgo lo scorso giugno insieme all’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” e sotto la guida del maestro RICCARDO MUTI, con la “Missa Defunctorum” di Giovanni Paisiello: una collaborazione prestigiosa che ha posto il coro cittadino, in attività da 25 anni, sotto i riflettori internazionali.

Insieme alla grande musica il concerto di Natale alla Basilica del Santo porta con sè un grande obiettivo. Con il SUPER MESSAGGIO SOLIDALE Vodafone rinnova il sostegno dell’Associazione Un Cuore un Mondo Padova Onlus: dall’11 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010 tutti i clienti Vodafone potranno donare 2 euro a favore dei reparti di Cardiologia e Cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale di Padova inviando un sms al numero 48515.

Biglietti

  • INTERO € 20
  • RIDOTTO UNDER 35 € 20

I biglietti sono in vendita online su WEBtic e dal 15 marzo anche presso Gabbia Dischi (via Dante 8, Padova). Si precisa che i posti non sono numerati: la scelta del posto nella pianta risponde esclusivamente ad una esigenza di carattere tecnico e non è in alcun modo vincolante.

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Una prima cinematografica per Clara Schumann

26 Nov 2009

Prima proiezione italiana per il film “Clara” di Helma Sanders-Brahms (Germania, 2008, 107’) lunedì 1° dicembre 2009 alle ore 21.00 al Cinema MPX, promossa dall’OPV in occasione dell’esecuzione della Sinfonia n. 3 “Renana” di Robert Schumann nei concerti del 2 e 3 dicembre. Alla pellicola – un appassionato ritratto della pianista e compositrice che sposò Schumann ma fu legata da profonda amicizia a Johannes Brahms – fa da sfondo e colonna sonora la celeberrima Sinfonia in mi bemolle, composta ed eseguita da Schumann proprio nel periodo considerato dalla regista tedesca.

Dopo lunghi e impegnativi anni di tournée Robert Schumann (1810–1856) ottiene per la prima volta nel 1850 un posto fisso come direttore musicale si trasferisce con sua moglie Clara e con i figli a Düsseldorf. Ma il compositore, con la sua labilità psicologica e una costituzione maniacodepressiva, non è maturo per il compito. Clara, lei stessa dotata compositrice e ispirata pianista, si prende cura del marito e dei cinque figli sacrificando la sua brillante carriera.
Trova sostegno in Johannes Brahms il cui talento è incoraggiato da Robert e che – più giovane di lei di quattordici anni – la venera. Ma l’ammirazione di Brahms non si rivolge soltanto all’arte pianistica di Clara e quando Robert muore tutti gli ostacoli sembrano essere scomparsi. Clara, tuttavia, si rifiuta di risposarsi e continuerà a suonare la musica sia di Robert che di Johannes nelle sale da concerto del mondo conservando con quest’ultimo una sincera amicizia.

“Clara”
un film di Helma Sanders-Brahms
Germania, 2008
Versione originale in tedesco sottotitolata in inglese

Helma Sanders-Brahms Filmproduktion
Durata: 107’
Fotografia di Jürgen Jürges
Martina Gedeck (Clara Schumann)
Pascal Greggory (Robert Schumann)
Malik Zidi (Johannes Brahms)
Musica di Robert e Clara Schumann, Johannes Brahms
Eseguita dalla Danubia Symphony Orchestra
Jenö Jandó, pianoforte

Biglietti: interi € 5, ridotti € 3 (studenti e giovani fino a 30 anni e abbonati OPV)

Evento realizzato in collaborazione con MPX – Ufficio MPX SAS ACEC

Biglietti

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L’OPV al Quirinale in diretta su Radio3

12 Nov 2009

Domenica 22 novembre alle ore 12.00 l’Orchestra di Padova e del Veneto diretta dal Maestro Giovanni Battista Rigon è ospite dei prestigiosi “Concerti del Quirinale”.
Il programma, trasmesso in diretta Euroradio dalla Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale, comprende musiche di Antonio Salieri, Ermanno Wolf-Ferrari e Wolfgang Amadeus Mozart.

Biglietti

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Anderszewski, Voyageur intranquille

29 Ott 2009

In occasione del concerto con Piotr Anderszewski l’OPV promuove la “première” italiana per l’ultima fatica cinematorafica (2008) di Bruno Monsaingeon, “Piotr Anderszewski. Voyageur intranquille”, affascinante “road-movie” dedicato al pianista polacco, già premiato come miglior ritratto al Festival International du Film sur l’ART (FIFA) di Montreal (marzo 209). L’appuntamento è per mercoledì 4 novembre alle ore 21.00 al Cinema MPX (via Bonporti, 22), presenti in sala il regista e il pianista.

Mercoledì 4 novembre ore 21.00
Padova, Multisala MPX (via Bonporti, 22)

“Piotr Anderszewski. Voyageur intranquille”
di Bruno Monsaingeon

Francia-Polonia, 2008, 85’
Produzione: Idéale Audience

Golden FIPA at Biarritz – Gennaio 2009
Premio per il miglior film-documentario al Festival Internazionale dei Film d’Arte di Montreal – Marzo 2009

Prima proiezione della versione italiana alla presenza di Bruno Monsaingeon e Piotr Anderszewski in occasione del concerto del Maestro Anderszewski con l’Orchestra di Padova e del Veneto

Otto anni dopo le “Variazioni Diabelli”, Bruno Monsaingeon – autore dei noti film-documentari su Glenn Gould e Sviatoslav Richter – torna a collaborare con Piotr Anderszewski.
“Voyageur intranquille” è il titolo dell’ultima fatica (2008) del regista francese, che dedica al celebre pianista un originale “road-movie” lungo l’itinerario di una tournée attraverso l’Ungheria, la Polonia e la Germania (con tappe a Parigi e Lisbona, città amate e vissute da Anderszewski), alternando alle riprese dei concerti del tour ai momenti privati sulla carrozza ferroviaria che, attrezzata per l’occasione con un pianoforte a coda, è stata la casa dove il pianista ha suonato, cucinato, ricevuto amici.
Numerose e penetranti le osservazioni del pianista. Sul Flauto magico di Mozart: «Non conosco una musica più triste e più gioiosa, più glaciale, tenebrosa e luminosa, più divina e impertinente. Deliziosa impertinenza mozartiana!» Sulla musica di Brahms: «E Brahms rimane una fortezza. Una fortezza del classicismo, del contrappunto e del rigore, valori che comunque mi toccano enormemente». Sulle performance dal vivo: «Quando mi confronto con l’estrema solitudine del récital, con l’eroismo ma anche con la crudeltà che ne consegue, talvolta mi dico: mai più récitals, è troppo doloroso». Sulla sorte della sua città natale: « L’altra cosa che rimpiango è la distruzione di Varsavia. E’ qualcosa con cui ho molta difficoltà a convivere. Una intera civiltà assassinata».
Straordinario l’effetto complessivo, molto più significativo e convincente rispetto a una tradizionale videointervista: Monsaingeon sa costruire un sorprendente saggio visivo sul processo creativo, oltre che fornire uno splendido ritratto di Anderszewski, fatto di analisi e di auto-valutazioni critiche dei suoi punti di forza e di debolezza, come musicista e individuo.

Biglietti: interi €5, ridotti €3 (studenti e giovani fino a 30 anni e abbonati OPV)

Evento realizzato in collaborazione con MPX – Ufficio MPX SAS ACEC

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Recensioni

L’Orchestra di Padova in chiave contemporanea

07 Ott 2009

Massimo Contiero firma sul Mattino di Padova la recensione del concerto alla Biennale di Venezia del 30 settembre scorso con musiche di Igor Stravinskij, Anton Webern, John Adams, Frank Zappa e la prima esecuzione assoluta di More objects with destinations (2009) del compositore svedese Ivo Nilsson.

L’Orchestra di Padova e del Veneto entra nel cartellone della Biennale Musica e questo pone le premesse per possibili collaborazioni future che tutti auspicano. Al Teatro alle Tese si è presentata con alla guida Renato Rivolta, direttore con grande esperienza nel repertorio contemporaneo. Il programma è ancorato a due capisaldi del Novecento, Stravinskij e Webern, di cui vengono rispettivamente eseguiti il Concertino (1952) e le Variazioni Sinfoniche (1940).
L’apertra è avvenuta con una prima esecuzione assoluta, <i>More objects with destinations</i>, del quarantenne compositore svedese Ivo Nilsson. Una prima versione ridotta del pezzo era destinata a un video per l’inaugurazione del Museum of Modern Arts di Stoccolma, il cui tema era l’ambiguità. Musicalmente essa è perseguita con contrappunti insistiti e fitti, in cui ogni sezione sembra muoversi in totale autonomia. Due facce diverse dell’America sono rappresentate da <i>Son of Chamber Symphony</i> di John Adams e <i>The Perfect Stranger</i> di Frank Zappa. Le disarmanti, ossessive ripetizioni del minimalista Adams, le sue stratificazioni per accumulazione trovano così contraltare nell’esplosione irregolare e creativa della musica dell’infuocato chitarrista rock. L’orchestra ha dimostrato un convincente grado di preparazione e forse solo in Webern poteva essere condotta ad un’interpretazione più intensa ed espressiva.

Massimo Contiero, Il Mattino, 2 ottobre 2009, p. 40

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Note d’interprete per Così fan tutte

05 Ott 2009

“E’ la fede delle femmine come l’araba fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa…”

Libretto devastante e musica sublime, quasi una contraddizione, ma raramente quanto nel “Così” la morbidezza del suono sottolinea la caducità dei sentimenti – e la cruda evidenza dello scorrere della “storia” scuote e sconvolge quelle sicurezze che gli stereotipi dell’Opera, come genere teatrale, offrono agli interpreti, siano essi cantanti, direttori registi, strumentisti.
Gli amori le amicizie la saggezza e, di contrasto, gli odii gli asti e le subdole manovre si capovolgono ad ogni scena col risultato che non si sa mai per chi “parteggiare” o, peggio, con chi identificarsi: dov’è il buono e dove è il cattivo? Forse Despina è tra i reprobi perché invidia le ragazze (“non è forse la mia come la vostra, o garbate signore?”) ma è anche vittima degli uomini che hanno segnato negativamente la sua vita… forse che i due ragazzi sono schiacciati dal tradimento delle due donne, ma non si tirano indietro nell’insidiare consciamente e approfittare della sorella della propria fidanzata, promessa sposa del migliore amico. E Alfonso è davvero il cinico manovratore dell’intrigo e manipolatore di anime o piuttosto (ma anche) il saggio istitutore che apre gli occhi alle due coppie cancellandone i sogni e spalancando le finestre sulla realtà della vita? E le COLPEVOLI? Cedono, è vero, subito alle lusinghe di due sconosciuti ma è anche vero che sono sottoposte a pressioni notevoli e che, forse, a quindici anni la costanza (mozartianamente sottolineando) non può essere una dote consolidata.
Dubbi, dubbi e interrogativi. Non certo per Mozart che scrive per questa partitura pagine indimenticabili (il terzetto “Soave sia il vento”) e anche divertendosi con una quasi tarantella napoletana nel Terzetto maschile delle risate (“e voi ridete”) o sottolineando con gli assolo dei corni ogni riferimento alle “corna” affettive ed effettive (duetto Dorabella-Guglielmo) o immaginarie e sognate (seconda aria di Fiordiligi).
La vera chiave della filosofia del “Così” sta però nella relazione Despina-Alfonso, là dove la serva rimprovera il filosofo: “Amor cos’è… gioia, piacer divertimento, allegria… non è più amor se incomodo diventa se invece di piacer nuoce e tormenta”. Alfonso un suo EX importante? Una liaison arrivata al dunque, interrotta per il terrore d’un legame serio e duraturo? I due cinici divenuti tali per mancanza di coraggio all’ultimo, decisivo gradino? Dubbi dubbi, fin dalla sinfonia con gli intrecci involuti dei legni e degli archi fino al falso lieto fine dove le originarie coppie si riformano. Unica certezza: nessuno più oserà giocare uno zecchino sui sentimenti reciproci… nel frattempo le emozioni di tutta una vita si susseguono nell’arco delle 24 ore, punto fermo drammaturgico della trilogia.
E’ una grande emozione grandissima tuffarsi in questo gioco turbinoso e pericoloso di sensazioni in musica: il proprio “personale” ne è sempre coinvolto, in ogni caso.
Cosa succederà a tutti noi nel prossimo surreale e quasi esoterico incontro con Don Giovanni a termine del ciclo che i giovani della Accademia di Santa Cecilia a Portogruaro stanno affrontando esaltati dalla bellezza della sfida? Già ora pronti al “Così” soffrono, ansiosi e stimolati, per Leporello, Elvira, Zerlina…

Claudio Desderi

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Abbonamenti Stagione 2009-2010

29 Set 2009

Fino al 13 ottobre sarà ancora possibile sottoscrivere l’abbonamento ai 14 concerti della Stagione 2009-2010 dell’OPV. Più tempo per gli interessati al ciclo parziale, che potranno garantirsi sette concerti a scelta (dal 16 novembre al 6 maggio) acquistando l’abbonamento entro il 15 novembre.
Vedi le informazioni dettagliate nella sezione Biglietti.

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Interviste

Un colloquio con Tan Dun

17 Set 2009

Il 46° Festival “Arturo Benedetti Michelangeli” ha fornito occasione per una prima collaborazione artistica tra il celebre compositore Tan Dun e l’Orchestra di Padova e del Veneto. Il 16 maggio 2009 a Bergamo, e il 17 a Brescia, l’Orchestra (con la partecipazione di elementi dell’Orchestra del Festival) si è confrontata con il repertorio del Maestro cinese: in programma il Paper Concerto e The Map, con Enrico Bronzi solista al violoncello.
Abbiamo incontrato il Maestro durante le prove generali, svoltesi a Padova il 14 maggio.

Che impressioni ha tratto dal suo lavoro con l’Orchestra di Padova e del Veneto?

Penso che l’Orchestra di Padova e del Veneto sia una delle migliori, per della musica che sia nuova. I musicisti sono molto rapidi nell’entrare in sintonia con la partitura. Mi sembra che sia semplice, per loro, interiorizzare le idee musicali: per questo sono al tempo stesso rapidi ed emotivamente coinvolti.

Può fare un breve commento al programma che ha scelto di presentare?

Questo programma intende essere una convinta dichiarazione a proposito di due concetti molto importanti. Il primo è il concetto di avanguardia. Intesa come un intento rivoluzionario mescolato al rispetto di una tradizione. In effetti, ciò che si chiama “tradizione” ha sempre avuto, in sé, delle spinte all’innovazione. Ed è proprio il concetto di “tradizione”, il secondo sul quale voglio concentrare la mia attenzione in questo concerto. La tradizione sta scomparendo. Il Paper Concerto affronta tale problema. In tempi remoti, in Cina s’iniziò a fare musica usando della semplice carta. Ma di tale pratica, oggi, si è persa memoria. Io ho provato allora a far rinascere questa tradizione. Qualcosa di simile avviene anche in The Map, ma in maniera molto più spirituale. Questa “mappa” cerca di trovare una strada per riportare persone o culture morte alla vita tramite un discorso musicale.

Il rapporto tra tradizione ed avanguardia ricorre in maniera costante nella sua produzione, ad esempio, nelle sue recenti Internet Symphonies…

Sì, è così. Ad esempio, la Internet Symphony n. 1, che cita l’Eroica, è sottotitolata: “Deconstructing Beethoven”. La decostruzione della musica è stata condotta con un metodo essenzialmente visivo, come se si trattasse di un mosaico da smontare. I motivi di Beethoven sono stati sottoposti a qualcosa che può essere chiamato “contrappunto culturale”, oppure “contrappunto geografico”. La Internet Symphony n. 2 è invece basata sulla musica hip-hop. La n. 3 è un lavoro atonale, e in particolare dodecafonico. Nella n. 4 ho scelto di integrare nella composizione la musica jazz, mentre la Internet Symphony n. 5 prevede libera improvvisazione. Tutte e cinque queste composizioni cercano di rivolgersi ad un pubblico contemporaneo e giovane, intendendo suscitare interesse e spunti di riflessione; eppure, l’orchestra che ho usato è essenzialmente tradizionale.

La sua volontà di coinvolgere le nuove generazioni in progetti musicali rilevanti ha dato origine anche alla recente esperienza della YouTube Orchestra. Qual è il suo giudizio sui risultati di tale iniziativa?

L’iniziativa ha avuto un considerevole successo: le persone che hanno seguito il progetto, in tutto il mondo, sono state circa quindici milioni. Come risultato educativo, si sono avute a livello mondiale molte più persone interessate alla musica classica, e soprattutto alla musica contemporanea, d’avanguardia: a metodi per reinventare la musica classica. Del resto, è proprio rielaborando il passato che la musica, storicamente, ha saputo progredire. Basti pensare a cosa è successo in Italia con Respighi. O in Francia con Debussy. Prima di Debussy, la musica francese aveva una certa fisionomia; dopo, furono le opere di Debussy a segnare il riferimento storico per quella musica. Qualcosa di simile è successo a me. Prima di me, la musica cinese non aveva affatto le caratteristiche attuali. Non esisteva nemmeno più una consuetudine con l’orchestra. Ora, finalmente, si è iniziato a re-inventare, a recuperare e trasformare il passato. I giovani amano molto reinventare: e questo, secondo me, è lo scopo ultimo della “musica classica” oggi.

La sua musica si unisce spesso all’immagine, nella sua opera. La sua è dunque un’arte che si può chiamare “multimediale”?

Per me, il termine “multimediale” non indica la mera unione di immagini e suoni. Per me, qualcosa di “multimediale” deve possedere una sorta di “tessitura temporale”. È la chiave del mio concetto di “contrappunto” tra diverse culture, o tra diversi luoghi dello spazio-tempo. Questo, per me, è “multimediale”. Per esempio, in The Map, si vede sullo schermo una ragazza che canta. L’orchestra presente in sala la accompagna. Ma quella ragazza stava cantando dieci anni fa. Dieci anni dopo, persone di Padova si raccolgono attorno alla sua immagine, e fanno musica. E se di anni ne passassero cinquecento? Non cambierebbe nulla: quella ragazza è destinata a continuare a parlare, anche alle persone del futuro. Questo è il contrappunto dello spazio-tempo, questo è multimedialità. È multimedialità con le qualità dell’etnomusicologia. Se invece consideriamo certi spettacolari spot televisivi, certi videoclip di MTV, ecco, quella per me non è multimedialità. Per me, multimedialità deve essere una nuova forma d’arte, alla ricerca di un rapporto fra diverse epoche e culture.

Sempre a proposito di multimedialità, lei è anche compositore per il cinema, vincitore di un premio oscar per La Tigre e il Dragone (Wo hu cang long, Ang Lee, 2000). Qual è il suo approccio alla musica per film?

Amo la musica per film. Oggi i compositori possono veramente affrontare qualsiasi genere di musica. Al tempo di Beethoven, si poteva scrivere musica da camera, musica sinfonica, opera, e via dicendo. Oggi, oltre a tutti questi ambiti, abbiamo anche la radio, la televisione, il cinema. Ogni contesto è differente: anche considerando solo la musica da camera, la sinfonica o l’opera, ci si accorgerà che vi è un pubblico diverso per ogni “genere”. La musica per il cinema richiede un approccio molto preciso. Deve essere molto chiara, e deve seguire la struttura del film: non si può seguire una retorica sinfonica astratta. Così come non si può seguire la retorica della musica da camera per scrivere un’opera lirica. Per me, scrivere musica per film è qualcosa che considero estremamente artistico e creativo: è una sfida. Questo non vuol dire che della musica così composta non possa venir eseguita nelle sale da concerto. Essa, in ogni contesto, manterrà la sua specificità: così come accade al jazz, a Beethoven o a Monteverdi.

Qual è la sua opinione sulla musica “classica” contemporanea?

Difficile dire cosa sia “classico” oggi… Si potrebbe forse parlare di “musica con intenti artistici”. Comunque, credo che un panorama musicale ideale dovrebbe essere composto di individui, più che di tendenze generalizzate. All’inizio del ventesimo secolo, artisti come Respighi, Stravinsky, Debussy, hanno segnato la storia della musica senza che però tutta l’Europa si adeguasse ad uno dei loro stili. Trovo che, invece, la musica del tardo Novecento e di oggi soffra di omogeneizzazione. Dopo Darmstadt, dopo certe esperienze francesi, i giovani compositori finirono per scrivere tutti allo stesso modo, in ogni parte del mondo. La storia della musica, al contrario, incoraggia la ricerca di vie differenti, singolari. Ecco perché io sono “scappato”, e non posso dire di appartenere ad alcuna “scuola” o corrente di musica contemporanea. È qualcosa che andrebbe fatto in ogni ambito artistico.

Marco Bellano

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Una nuova immagine per la 44a Stagione concertistica dell’OPV

Un nuovo logo, una nuova immagine grafica, un nuovo sito internet: l’Orchestra di Padova e del Veneto presenta la Stagione concertistica 2009-2010 con una veste completamente rinnovata.

Realizzata con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione del Veneto, della Provincia di Padova, del Comune di Padova, e con l’importante contributo di Fondazione Antonveneta, la Stagione – la 44a della storia dell’Istituzione – sarà articolata secondo la tradizionale formula di quattordici concerti (più l’appuntamento natalizio fuori abbonamento alla Basilica di Sant’Antonio) da ottobre 2009 a maggio 2010.

Tradizionale l’assetto della Stagione, che intende proporre programmi che si sottraggono alla logica della piacevolezza e della ripetitività per conciliare i grandi repertori cari a ogni fascia di pubblico con elementi di novità e di ricerca che interessano tanto i repertori quanto gli esecutori. Le linee secondo le quali l’attività dell’OPV si è sviluppata negli ultimi anni sono riconfermate: con la riproposta della formula del direttore e solista, ma anche con l’apertura a una dimensione sinfonica, che si inserisce nella progressiva trasformazione dell’Orchestra in una compagine dall’organico ampio ma che risponde anche all’esigenza strettamente musicale di esplorare repertori importanti e sempre più interessanti.
Esemplare in tal senso il ciclo dedicato alle Sinfonie e ai Concerti di Johannes Brahms, che prosegue nella Stagione 2009-2010 con l’importante appuntamento con il pianista RUDOLF BUCHBINDER (11 e 12 marzo), già partner dell’OPV in numerosi progetti mozartiani e beethoveniani, impegnato con il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra insieme al direttore JOHANNES WILDNER.

Altre presenze sinfoniche nella 44a Stagione sono rappresentate dal Concerto op. 61 per violino e orchestra di Edward Elgar, partitura che nel 2010 compirà 100 anni, e dalla Sinfonia n. 3 di Jean Sibelius, che nonostante il carattere “cameristico” rappresenta un importante traguardo rispetto alle usuali prospettive esecutive dell’OPV.

Rinnovata l’attenzione anche al repertorio barocco e classico secondo le prospettive della prassi esecutiva autentica, che si realizza con la presenza a Padova di REINHARD GOEBEL, fondatore e direttore del gruppo Musica Antiqua Köln che sarà impegnato sul podio dell’OPV per tre programmi diversi. Il tradizionale Concerto di Natale (15 dicembre) alla Basilica di Sant’Antonio, realizzato grazie al rinnovato sostegno di Vodafone e della Provincia di Padova, presenterà quest’anno il celebre Messiah di Georg Friedrich Haendel a conclusione delle celebrazioni del 2009 (250 anni dalla morte del grande compositore). Un altro grande titolo corale sarà al centro del concerto di Pasqua (1° aprile), nel quale l’OPV affronta per la prima volta la Johannes-Passion di Johann Sebastian Bach, mentre l’ultimo appuntamento con il grande direttore tedesco sarà dedicato al classicismo viennese (22 e 26 marzo), con due rari titoli di due autori minori, Joseph Martin Kraus e Ignaz Pleyel, accanto ai grandi Haydn e Mozart.

Le importantissime parti affidate al coro nelle partiture di Bach e Haendel saranno affidate al coro LA STAGIONE ARMONICA preparato da SERGIO BALESTRACCI, partner vocale stabile dell’OPV che recentemente si è imposto a livello internazionale per la prestigiosa collaborazione con l’Orchestra Cherubini e con il Maestro Riccardo Muti al Festival di Salisburgo e al Ravenna Festival.

Va segnalata la presenza in Stagione di alcuni nomi eccellenti del panorama concertistico internazionale. Insieme al noto e già ricordato di Rudolf Buchbinder, saranno ospiti dell’OPV anche i pianisti PIOTR ANDERSZEWSKI (3 novembre) musicista polacco ritenuto oggi tra gli interpreti più interessanti della sua generazione, e OLLI MUSTONEN (11 e 12 febbraio), artista finlandese con il quale l’Orchestra si è esibita recentemente al Festival MITO SettembreMusica a Milano. Tra i violinisti il francese PHILIPPE GRAFFIN (6 e 7 maggio), raffinatissimo interprete che una rivista inglese ha recentemente incluso nella “top ten” del violinismo mondiale che suonerà per la prima volta in Italia.

Altre figure di solisti e direttori i violoncellisti ALEXANDER RUDIN (16 e 17 novembre) e ENRICO BRONZI (13 e 14 gennaio), impegnati rispettivamente in un originale omaggio a Jospeph Haydn (nel bicentenario della morte) e nella proposta di un percorso dedicato al neoclassicismo e al neoromanticismo del Novecento italiano; il violinista PAVEL BERMAN (2 e 3 dicembre), che affronta con l’OPV un altro tassello sinfonico con il Concerto per violino op. 47 di Jean Sibelius e la celebre Sinfonia “Renana” di Robert Schumann, e il pianista DÉNES VÁRJON (28 e 29 gennaio), giovane pianista ungherese depositario della grande tradizione interpretativa mitteleuropea, che leggerà due concerti per pianoforte e orchestra di Franz Liszt (il n. 2) e Béla Bartók (il n. 3). Atteso, infine, il ritorno di GIORDANO BELLINCAMPI (24 e 25 febbraio) ed ETIENNE SIEBENS (28 e 29 gennaio) due affermati direttori d’orchestra già presenti a Padova con grande successo nella scorsa Stagione, che torneranno alla guida dell’OPV.

Rinnovata anche la presenza in Stagione dell’ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI DI MILANO e del suo direttore ANTONELLO MANACORDA (22 gennaio) che presenterà insieme a due solisti d’eccezione come DIEMUT POPPEN, viola, e MARTIN LOHER, violoncello, due Concerti brandeburghesi (i nn. 3 e 6) di Johann Sebastian Bach insieme a due “Brandeburghesi del Novecento” come le Kammermusik (nn. 3 e 5) di Paul Hindemith.

Prosegue sotto forme diverse anche il sostegno ai giovani artisti, da anni al centro dell’attività dell’OPV. A partire dalla collaborazione con il Consorzio tra i Conservatori del Veneto, che ha consentito lo sviluppo verso la dimensione sinfonica dell’Orchestra attraverso l’assegnazione di borse di studio, rese possibili grazie al sostegno del Banco delle Tre Venezie, per l’inserimento in organico dei migliori allievi dei bienni superiori dei Conservatori.

Nella Stagione 2009-2010, in particolare, la presenza di giovani ma affermati interpreti è rilevante nel caso del Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart (14 e 16 ottobre), che aprirà la Stagione con la direzione di CLAUDIO DESDERI e la partecipazione di una compagnia di giovani cantanti preparati dallo stesso Maestro Desderi nell’ambito dei Laboratori di Canto lirico della Fondazione Musicale Santa Cecilia di Portogruaro. KEIKO MITSUHASHI (6 e 7 maggio) è invece la giovane vincitrice della X edizione (2008) del Concorso Internazionale per direttori d’Orchestra “Antonio Pedrotti” di Trento, una competizione alla quale fin dalla fondazione l’OPV associa il proprio nome offrendo un concerto al vincitore, che salirà sul podio dell’Orchestra nel concerto di chiusura della Stagione.

Tra gli obiettivi principali dell’OPV per la prossima Stagione la promozione del pubblico, realizzato anche attraverso iniziative particolari quale il progetto I Bus della Musica, servizio per il pubblico esterno che ha la possibilità di assistere ai concerti grazie a un servizio di bus organizzato in collaborazione con molte realtà delle provincie di Padova e Rovigo. Il progetto, avviato nella Stagione 2008-2009 e riproposto quest’anno con grande successo di pubblico, è reso possibile grazie al sostegno della Banca Padovana di Credito Cooperativo.

Vi sarà inoltre un lavoro specifico sul pubblico più giovane, tanto a livello universitario quanto delle fasce scolari precedenti, con ciclo Impara l’Arte, giunto quest’anno alla IX edizione e realizzato principalmente grazie all’intervento di ESU e Università di Padova, oltre che con le partecipatissime Prove generali aperte al pubblico, appuntamenti che ogni anno portano all’Auditorium Pollini migliaia di giovani delle scuole elementari, medie e superiori.

Una novità assoluta per il pubblico più giovane sarà invece rappresentata dall’abbonamento ridotto speciale per i giovani fino a 30 anni, che l’OPV promuove per la prima volta al prezzo di 80 euro per l’intera Stagione (14 concerti) e dall’”Anteprima giovani” di Così fan tutte (12 ottobre), realizzata grazie alla collaborazione con il Progetto Giovani del Comune di Padova. Al pubblico dei concerti serali saranno riservati inoltre gli appuntamenti di Introduzione all’ascolto, che si terranno presso le sedi dei concerti prima di ogni appuntamento a partire dalle ore 19.

Gli ABBONAMENTI alla Stagione 2009-2010 saranno in vendita all’Oratorio di San Rocco (via Santa Lucia) dal 21 al 23 settembre 2009 (per gli abbonati della precedente Stagione) dalle 10 alle 18; il 24 e 25 settembre dalle 10 alle 18 e il 26 settembre dalle 10 alle 13 (per tutti gli interessati). La vendita degli abbonamenti proseguirà presso gli uffici dell’Orchestra in via Marsilio da Padova, 19 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 16.

Biglietti

  • INTERO € 20
  • RIDOTTO UNDER 35 € 20

I biglietti sono in vendita online su WEBtic e dal 15 marzo anche presso Gabbia Dischi (via Dante 8, Padova). Si precisa che i posti non sono numerati: la scelta del posto nella pianta risponde esclusivamente ad una esigenza di carattere tecnico e non è in alcun modo vincolante.

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