Xavier Phillips
È la sua acqua e la sua aria. Non passa giorno nella vita di Xavier Phillips che non sia pieno di musica. Non c’è minuto in cui non respiri, pensi, parli di musica. La musica scorre nelle sue vene fin dall’infanzia. I suoi genitori, entrambi pianisti, una volta riconosciuta questa verità innegabile, rinunciarono alla propria carriera per dedicarsi completamente all’educazione musicale del figlio e del fratello maggiore, il violinista Jean-Marc Phillips Varjabédian.
Fin da giovanissimo, Xavier è stato formato con rigore e benevolenza da Jacqueline Heuclin, assistente di Maurice Gendron, poi da Philippe Muller al Conservatorio di Parigi, e infine, dopo aver vinto diversi premi in concorsi internazionali, è stato guidato nella generosità dal suo idolo, Mstislav Rostropovich, che sarebbe diventato suo mentore per diciassette anni. È da Rostropovich che trae il suo credo: «Come artista, offri qualcosa attraverso ciò che fai, con umiltà, senza mettere in mostra il tuo ego». Phillips è profondamente consapevole dell’immenso debito che ha nei confronti del violoncellista russo: un insegnamento inestimabile, concerti sotto la sua direzione con le più prestigiose orchestre americane dopo il debutto con l’Orchestre de Paris, e quella passione per la trasmissione e la sua imprescindibile necessità.
Per Xavier Phillips, che ha ricevuto tanto, l’insegnamento è indissociabile dalla vita da concertista. «Bisogna rivolgere l’attenzione agli altri, guardare fuori da sé, restituire», insiste. Al campus di Sion della Haute École de Musique di Losanna, i suoi studenti apprendono che nella musica non si può barare. Si tratta di passione e verità. «Certo, bisogna rispettare la musica come è scritta, ma soprattutto come il compositore l’ha sognata.» È così che concepisce la sua missione di interprete. Sono questi i valori che trasmette. Essendo cresciuto con il tempo e l’esperienza, desidera anche rendere i suoi studenti più forti. «È una roccia, una personalità rara, di grande integrità umana e artistica», afferma il pianista François-Frédéric Guy, suo partner nella musica da camera.
Suonare in trio o in quartetto implica un impegno a lungo termine, anche se talvolta non esclusivo. Da parte sua, Xavier Phillips ha scelto di vivere la musica attraverso nuovi incontri, seguendo affinità ed entusiasmi condivisi con Guy e con tanti altri musicisti, tra cui Tedi Papavrami, Anne Gastinel, Cédric Tiberghien — e naturalmente Jean-Marc Phillips-Varjabédian. I due fratelli hanno inciso opere di Kodály e Ravel, e insieme danno voce alle loro radici armene interpretando Khachaturian, Babadjanian e Komitas.
Il suo orizzonte musicale è vasto, anzi, infinito. La scoperta e la novità fanno battere il suo cuore di musicista tanto quanto le opere di Beethoven, Brahms, Offenbach o Fauré, a cui si sono recentemente aggiunte quelle di Marie Jaëll e Charlotte Sohy. Sulle orme di Rostropovich, è un fervente interprete della musica concertante di Prokofiev, Šostakovič, Dutilleux e Britten. Quando lui e il suo Matteo Gofriller del 1710 si pongono davanti al fermento dell’orchestra, ha inizio un’avventura elettrizzante. Il senso di affrontare un pericolo formidabile, sempre diverso, si mescola all’esaltazione del suonare, al piacere acuito del suono e dello scambio. Con i muscoli, il respiro, la mente tesi e vitalizzati, con la musica che sgorga dall’arco, non cerca più: trova…
