Roma, Roma
Concerto al buio
Marco Angius Direttore
Orchestra di Padova e del Veneto
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Georg Friedrich Haas
in vain
Sono diversi gli elementi che caratterizzano in vain (2000), secondo alcuni l’opera musicale a oggi più rivelatrice del XXI secolo. Già dal titolo si capisce come si tratti di una riflessione sul vuoto inteso come concetto ma anche, nel corso del brano che dura circa un’ora, di un’esplorazione sensoriale generata da particolari condizioni d’ascolto. Abbiamo scelto di chiamarlo concerto al buio declinando un ossimoro, quello della corrispondenza negata tra silenzio e oscurità, con suoni che continuano a persistere e muoversi in uno spazio senza luce. Tutto ciò richiede delle strategie d’orientamento dei musicisti che perdono il contatto col direttore e agiscono indipendentemente, secondo un riconoscimento di segnali sonori, cercandosi in un buio pesto o parziale. Questo fenomeno di abbassamento della luce fino alla totale oscurità si affaccia all’interno della composizione in diversi momenti realizzando un’esperienza musicale e sensoriale del tutto inedita. L’universo sonoro di in vain si espande e contrae dunque intorno all’ascoltatore che diventa soggettivamente protagonista in quanto non si trova più di fronte a una scena di eventi ma all’interno di un misterioso labirinto percettivo. Questo brano, spettralista e microtonale, coniuga infatti le componenti armoniche dei suoni con lo coscienza dei musicisti e del pubblico: tempo e spazio finiscono inghiottiti, dissolti attraverso diverse gradazioni timbriche che, nella situazione media di un concerto, conducono a una variazione della soglia d’attenzione sia in senso visivo che acustico. C’è chi ha letto in questa perdita di luce e orientamento un’allusione all’avvento dell’estrema Destra in Austria, avvenuta contemporaneamente alla genesi della composizione: se da un lato musica e politica non si troverebbero qui connessi per la prima volta, e’ certo che sia assai più raro rinvenire nella musica di ricerca una qualche forza d’impatto sulla società attuale. Piuttosto l’idea di proporre questo lavoro è stata indotta dalla reazione a un allarme globale, quello paventato dalla Russia nel tagliare il gas all’Europa lasciandoci al buio in caso d’appoggio bellico all’Ucraina, uno spettro minaccioso che aleggia ormai da qualche anno. Dopo Scriabin, che nel suo Prometeo aveva tentato un’indagine sinestetica tra armonia e policromatismo, questo lavoro emblematico di Haas, peraltro in seguito molto imitato, affronta da una nuova prospettiva l’esperienza dell’ascolto in cui l’opera musicale diventa viaggio interiore, teatro del suono la cui scena è tutta nella mente dello spettatore.
[Marco Angius, 2024]
