Interviste

All’ombra di Beethoven (ma non troppo). Il genio di Franz Clement celebrato a Padova

27 Ott 2010

E’ la storia di un genio, quella di Franz Clement. Viennese classe 1780, fu acclamato violinista, ma anche pianista, compositore e Konzertmeister del Theather an der Wien. Per la sua prodigiosa abilità di violinista fu celebrato dall’Allgemeine musikalische Zeitung, che nel 1805 a Lipsia ne lodò il modo di suonare “indescrivibilmente […] pulito ed elegante” con una “delicatezza tutta propria […] e una sicurezza che non lo abbandona nemmeno nei passaggi più arditi”, ma ancor prima sinceramente ammirato da Ludwig van Beethoven, che nel 1794 (Clement aveva solo 14 anni!) ne riconobbe lo straordinario talento.

Oggi Clement è ricordato quasi esclusivamente come il solista della prima esecuzione pubblica (23 dicembre 1806) del Concerto per violino di Beethoven; un’indagine intorno all’attività compositiva del violinista e al suo rapporto con il maestro di Bonn può tuttavia rivelare aspetti stupefacenti, con particolare riguardo alla collocazione del ‘genere’ del concerto solistico per violino lungo l’asse, temporale e stilistico, che congiunge Mozart a Mendelssohn.

L’occasione sarà concreta a Padova il 4 e 5 novembre 2010 (ore 20.15), con la riproposta – la prima in Europa in tempi moderni – del Concerto per violino in re maggiore (1805) di Franz Clement all’interno del 45° Cartellone dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Sul palcoscenico dell’Auditorium Pollini due violinisti che hanno legato il proprio nome alla prassi “storicamente informata” come Reinhard Goebel, mitico fondatore del gruppo Musica Antiqua Köln e oggi apprezzatissimo direttore di orchestre “moderne”, e Federico Guglielmo, leader de L’Arte dell’Arco e affermato solista nel panorama concertistico e discografico internazionale.

E’ lo stesso Guglielmo a parlarci del Concerto di Clement.

«Fatta eccezione per i concerti di Paganini e le rare esecuzioni dei concerti di Viotti e Spohr, il Concerto di Beethoven fu per diversi decenni l’unico concerto per violino noto al pubblico. La riscoperta del Concerto in re maggiore di Clement precisa un contesto fino ad oggi insospettato. Le due opere, composte ed eseguite a un anno di distanza l’una dall’altra testimoniano una intensa corrispondenza tra i due autori: il Concerto di Clement può essere visto come una prova dell’ammirazione per Beethoven (è evidente il debito nei confronti del modello dei Concerti per pianoforte), e il Concerto di Beethoven come un affettuoso riconoscimento della maestria di esecutore e compositore di Clement. E non va dimenticato che all’Accademia del 7 aprile 1805, quando Clement tenne a battesimo il proprio lavoro, Beethoven diresse per la prima volta la sua Terza Sinfonia!».

Nel 2006 Lei ha suonato il Concerto per violino di Beethoven con la direzione di Christopher Hogwood. Quali legami rileva tra le due partiture?

Tanto per cominciare l’organico è identico, con qualche piccola differenza nell’impiego dei fiati, in particolare nel 2° tempo. Nel complesso però ho rilevato oltre 100 ‘citazioni’ reciproche: elementi che Clement desume da un Beethoven precedente ed elementi che Beethoven riprende da Clement. E’ il caso, limitandosi a Clement, del 2° tema del I tempo, che ripropone letteralmente una situazione ritmico-armonica del Concerto per pianoforte n. 1, o della citazione letterale, nel III tempo, del III tempo del Concerto per pianoforte n. 2.

Quale lezione dovrebbe trarre da tutto ciò l’ascoltatore d’oggi?

Partiamo sempre dal presupposto che le opere strumentali che sono diventate imprescindibili nel repertorio rappresentino momenti sommi della carriera dei rispettivi compositori. E’ un approccio che andrebbe smitizzato: una dimostrazione che tutte le opere nascevano sullo stesso piano è data dal fatto che l’arte della trascrizione era applicata indistintamente a tutte.

Lei è noto al grande pubblico principalmente per il Suo lavoro in ambito Barocco. Quale approccio riserverà a una partitura datata 1805?

Negli anni il cosiddetto movimento filologico ha sondato il repertorio Barocco e il primo Classicismo, spingendosi solo in tempi recenti fino a Brahms. Ciò che è interessante è che l’approccio “filologico” oggi viene adottato anche da orchestre “tradizionali”. Auspico che ciò si faccia di più, in particolare in Italia: è l’unico modo per riscoprire un repertorio in modo nuovo e originale, non tradendone tuttavia lo spirito. E non è da credere che la musica dell’Ottocento richieda meno consapevolezza di prassi esecutiva di quella del Settecento!

In conclusione: Franz Clement in una battuta.

E’ il vero anello mancante, la congiunzione tra il Concerto di Beethoven e l’esperienza del concerto “francese” per violino del tardo Settecento (penso a Kreutzer, Viotti etc.) che fino ad oggi la critica ha cercato. E il fatto che l’austriaco Clement si firmasse François, al di là delle mode e dell’epoca, non credo sia un caso!

Alberto Castelli, VeneziaMusica e dintorni, n. 37 p.30

Biglietti

  • INTERO € 20
  • RIDOTTO UNDER 35 € 20

I biglietti sono in vendita online su WEBtic e dal 15 marzo anche presso Gabbia Dischi (via Dante 8, Padova). Si precisa che i posti non sono numerati: la scelta del posto nella pianta risponde esclusivamente ad una esigenza di carattere tecnico e non è in alcun modo vincolante.

Acquista biglietti

  • TOPICS
  • Concerto di Primavera

© Orchestra di Padova e del Veneto, tutti i diritti riservati